Dinatarine e Yamuna

Nel secondo volume della biografia di Yamuna devi dasi, la sua amica e consorella Dinatarine devi dasi scrive:

Alla fine del 2000, io e Yamuna incontrammo un giovane devoto della seconda generazione, Kartamasa das, la cui presenza ci colpì immediatamente. Venne in visita alla comunità di Saranagati [Canada] con il suo amico Nimesh di Vancouver, e noi osservammo come era seduto e cantava circondato dai suoi amici, e per noi fu ovvio che era un leader nato. Incuriosita, Yamuna invitò Kartamasa e i suoi amici per un kirtan e il prasadam, e quello fu l’inizio di una profonda, affettuosa e lunga relazione con me e Yamuna. Nel corso degli anni, questo devoto sensibile, riflessivo e sincero ha influenzato così tante anime con il suo canto dei bhajan e dei kirtan profondo, penetrante e privo di ego, e come insegnante e preside, ma soprattutto con il suo esempio personale di inequivocabile inclinazione devozionale. Sia lui che poi sua moglie, Radhakunda, entrambi colmi di buone qualità, ci sono diventati molto cari, più di quanto qualsiasi parola possa esprimere.

Kartamesa & Radhakunda il giorno del loro matrimonio

Kartamasa das: La prima volta che ho incontrato Yamuna devi, la mia vita è cambiata per sempre. Nel 2000 ero a Saranagati per le vacanze di Natale con dei carissimi amici d’infanzia. Eravamo tutti sui vent’anni e avevamo appena terminato i nostri studi universitari e iniziato a lavorare, e stavamo trascorrendo il nostro tempo insieme a ricordare le nostre attività da ragazzi. Un giorno decidemmo di suonare un kirtan, ma in modo piuttosto irriverente, imitando per scherzo una voce altisonante e gorgheggiante e suonando lo strumento con lo stile che avevamo visto crescendo nella ISKCON. Dopo quella parodia di kirtan, mentre ridevamo tutti, vedemmo Yamuna in piedi vicino di noi. Non ricordo bene se si fosse presentata (non lo so, non ricordo nemmeno come facevo a sapere che era Yamuna); Ricordo solo che disse: “Oh, state facendo un kirtan?” “Oh, no, no! Stiamo solo scherzando.” “E siete capaci di suonare l’armonium e la mridanga?”

“Oh, no; lo stiamo facendolo solo per scherzo.”

“Per favore, venite nel nostro ashrama a fare un kirtan.”

“Uuuuhhh.” Ci guardammo con imbarazzo e apprensione. Anche senza sapere nulla di lei, tranne che lei era “Yamuna, la cuoca e la cantante della preghiera del Govindam che adesso vive qui”, io in qualche modo percepii una forte purezza da parte sua, anche se lei era così gioviale. Mi sentii imbarazzato.

“Abbiamo una torta di mele”

La sua determinazione, unita al nostro appetito di ragazzi, cambiò il nostro atteggiamento che ora si era trasformato in sorrisi più interessati.

“Allora, potete venire alle 4 e un quarto?” E così alle 4 e un quarto per la prima volta visitammo Banabehari Mandir. La sua atmosfera ne definiva immediatamente il tono.

Era già piuttosto buio e l’ashrama era illuminato solo dalle candele. Il centro dell’ashrama era un brahmasthana [una cupola sopra il lucernario], e proprio sotto di esso vi erano delle piante e delle candele; i divani e le sedie erano disposte in cerchio attorno a quel centro. Eravamo seduti lì e ci venne servito un infuso di erbe e una squisita torta di mele su dei piattini di porcellana.

Non ricordo nessuna delle conversazioni che ebbero luogo in quel momento. Anni dopo, parlando con i miei amici abbiamo solo potuto ricordare che Yamuna e Dina sembravano veramente interessarsi sinceramente di noi, e quella genuinità instillò in noi un raro sentimento di rispetto (perché a quel tempo mi vantavo di notare l’ipocrisia e la mancanza di sincerità nelle persone). Quello che è rimasto impresso per sempre nella mia mente è il kirtan che abbiamo cantato dopo. Yamuna e Dina si sedettero entrambe di fronte a me e Dina iniziò a suonare la tambura e a cantare sommessamente. Poi cominciarono a cantare insieme, solo loro due, erano le preghiere del Mangalacaranam. I loro occhi erano chiusi. Non avevo mai partecipato a un kirtan così. Non c’erano altri strumenti e non ci fu chiesto di suonare e nemmeno di cantare.

Yamuna adora i suoi amati Sri SriRadha Banabehari

Ascoltavamo solamente. E questo cambiò la mia vita per sempre, perché mentre ascoltavo cominciai a percepire qualcosa. Non sentii nulla dentro di me (ero incosciente come un mattone). Stavo semplicemente “provando” quello che stavano provando loro.

In altre parole, rimasi veramente colpito e commosso da quello che stavano provando mentre cantavano. Proprio lì e in quel momento, decisi che volevo anch’io provare quello che stavano provando loro. Tutto quello che avevo sentito e letto sul canto (del maha mantra) da giovane devoto, ma che mi sfuggiva ancora come fosse un mito, era qui davanti a me ed era diventato luminoso come il giorno, presente dal vivo, in veri esseri umani. Nel giro di pochi secondi, tutti i desideri che avevo accumulato, le mie aspirazioni, le mie ambizioni, le priorità e i miei valori sbiadirono nel nulla, sostituite in modo inequivocabile da questa potente spinta a voler provare quello che stavano provando loro in quel kirtan immensamente profondo, pacifico, e cantato con un sentimento di preghiera. Questo scosse  il mio intero essere, e letteralmente mi risvegliò da un’ottusità che mi aveva inghiottito per almeno un decennio. Misticamente i miei sensi improvvisamente sembrarono affilarsi. Ad esempio, improvvisamente mi sono resi conto del profumo di incenso che pochi minuti prima non avevo percepito. Le piante nel mezzo della stanza, ora ero convinto che fossero tutte piante di Tulasi.

“Qui c’è tutto”, pensai: “Questa é Vrindavana. Questo è un Kirtan, questa è la Coscienza di Krishna.” E non avevo mai avuto un pensiero simile per tutta la mia vita.

Poi chiusi anche gli occhi e ascoltai nuovamente il kirtan con attenzione. Era bellissimo. Verso quella che sembrava essere la fine del kirtan, credo che anche noi cominciammo a canticchiare in modo impercettibile il maha mantra, poiché nessuno di noi era stato abituato a cantare seriamente in un kirtan e poi sentii che essere con loro due in quel kirtan era fuori dalla mia portata.

Il kirtan durò circa 45 minuti. Lo notai perché ero abituato a partecipare a un kirtan per 5 o 10 minuti, e 45 minuti erano una novità assoluta per me. Non ricordo di come ci lasciammo o di qualsiasi altra cosa riguardo quella sera. Mi ero chiuso in me stesso e le conversazioni che sentivo erano come dei flebili suoni, lontani dal mio nuovo scopo nella vita. Non solo era il mio nuovo scopo: era il mio primo scopo della vita.

E ora e per sempre, diventò il mio unico scopo: provare un kirtan come Yamuna e Dina lo provano. Non riuscii a vedere nulla di più elevato, e non sentii mai più la necessità di cercare altro, perché quella era la vera Coscienza di Krishna.

Al ritorno ad Alachua dalle vacanze a Saranagati, diventai determinato ad esplorare il kirtan. Niente mi affascinava di più di quello. Avevo passato gran parte degli otto anni precedenti a suonare in gruppi che spaziavano dal jazz al heavy metal, ma sin dalla mia infanzia non avevo mai provato il kirtan. Ora era diventata una missione, completamente ispirata da quel kirtan con Yamuna e Dina. Non riuscii a ricordare se mi era stato detto da loro o venne da me, ma sentii che era un’istruzione che veniva da loro per provare ad avere più kirtan. Potrei aver detto loro che quando sarei tornato ad Alachua avrei provato a tenere dei kirtan con i miei amici. In ogni caso, in qualche modo dentro di me mi sentii  responsabile nei loro confronti per esplorare il kirtan…. Raccolsi tutti i miei amici che avevano del talento musicale. Spiegai loro che invece di provare a comporre dell’eccellente musica contemporanea, avremmo dovuto provare a suonare dei bhajan eccellenti. Tutti furono d’accordo con l’idea, molto probabilmente perché io ne ero così entusiasta.

Scegliemmo di praticare il bhajan Gay Gaura Madhur Sware perché ha moltissimo potenziale musicale. Avevamo alcuni cantanti ispirati, un harmonium, la mridanga, i kartal, un violino e io suonavo la chitarra. A volte c’erano più strumenti. Il tutto veniva programmato nei dettagli e provato, come in una vera band. Comunque ci scaldavamo con dei semplici e spontanei kirtan con il maha mantra. Le “prove”  durarono per tre sessioni. Poi senza pensare ai nostri precedenti piani, decidemmo all’unanimità di incontrarci settimanalmente per dei bhajan spontanei.

Suonavamo a turno e ci incoraggiavamo l’un l’altro con tanto amore e pazienza. In breve tempo invitammo altri amici che non erano musicisti e subito dopo ci siamo aperti a chiunque fosse interessato a stare con noi. Quello è stato l’inizio dei Bhajan del mercoledì sera di Alachua, che continuano ancora regolarmente anche ora al momento della stesura di questo articolo, e hanno anche coinciso con un interesse globale per i bhajan tra i giovani devoti. Per quanto riguarda me, il mio ruolo era di facilitatore, supervisionavo il sistema audio e tranquillizzavo i vicini e l’amministratore dell’appartamento. Ma l’impulso e l’obiettivo di impegnarci e entrare nel kirtan proveniva direttamente da Yamuna e Dina Prabhu.

Anche se quei primi kirtan mi sono piaciuti moltissimo, sentivo come se stessi solo facendo i primi piccoli passi di un viaggio molto lungo. Nel mio cuore, non vedevo l’ora di tornare a Saranagati per tenere più kirtan con Yamuna e Dina.

 

Dina Tarine devi dasi

(tratto da Yamuna Devi, A life of unalloyed devotion, Volume 2)

Yamuna Devi Dasi – A Life Of Unalloyed Devotion (Una vita di devozione senza macchie)