Vi presentiamo alcuni brani tratti da un bellissimo libro, Animals in Krishna Consciousness, nel quale Janananda Prabhu (ora Janananda Maharaja) ha raccolto delle storie vere di animali che sono vissuti a contatto con la coscienza di Krishna e a loro modo hanno addirittura praticato la vita spirituale. Storie semplici e innocenti dove gli insoliti protagonisti sono delle mucche, dei gatti, un elefante, un pappagallo, dei cagnolini e perfino un pollo! A introdurre il libro troveremo un simpatico bruco che va a trovare la sua amica lumaca e le racconta le cose incredibili che ha sentito. Tanta la sua ispirazione che decide di scrivere un libro e farlo conoscere a tutti. Sono storie vere che ci possono ispirare e ci fanno ricordare che anche gli animali sono persone, hanno sentimenti, e che quello che ha portato il Signore Gauranga e’ veramente l’amore universale.

Lumaca: Buongiorno bruco!

Bruco: Ti saluto amica, siediti. Ti posso portare un po’ d’acqua? O qualche foglia di insalata?

Lumaca: Cosa ti è successo? Non mi era mai capitato di ricevere una simile ospitalità da un bruco.

Bruco: E’ una lunga storia, e non credo sia il momento giusto per parlarne…ma se tu leggi questo libro capirai meglio.

Lumaca: Che libro è?

Bruco: E’ un libro che parla degli animali e la coscienza di Krishna, sono anni che cerco di scriverlo.

Lumaca: Non ci credo. Un bruco che scrive un libro! E cosa può scrivere un bruco? E come fai a tenere la penna? Quale pazzia ti ha fatto fare questo?

Bruco: Beh, mi è venuta questa ispirazione un po’ di tempo fa. Avevo dei dubbi e in effetti l’ispirazione è venuta quando un giorno mi è capitato di incontrare degli strani esseri umani. Non ci crederai ma mi è capitato di ascoltarli parlare di questo Dio che ama tutte le creature, è amico di tutti ed è il padre di tutti gli esseri viventi. Qualcuno che tutti possiamo amare e servire e che alla fine non ci uccide…

Lumaca: Gli umani! Quei mostri! Sei matto? Non ci credere, guarda come trattano i bruchi. Vi schiacciano, vi mettono sugli ami, vi avvelenano e vi mangiano. Mio Dio, cosa non farebbero? Non gliene importa niente di nessuno, nemmeno di loro stessi, ho sentito delle bruttissime storie su come si trattano tra di loro.

Bruco: Forse hai ragione, ma, lumaca, sinceramente ho incontrato degli umani che ci rispettano. Che ci trattano come se anche noi avessimo dei sentimenti. Ascolta le storie che ti racconterò….

Lumaca: Va bene bruco. Sei stato sempre un amico, sentiamo….

Bruco: Inizierò parlando di quando li ho incontrati per la prima volta. Quando sono entrato in quella stanza, quegli esseri umani dall’aspetto strano stavano leggendo da un librone che si chiama Srimad Bhagavatam. Ecco quello che ho sentito:

Dovremmo trattare gli animali come i cervi, i cammelli, le scimmie, i topi, i serpenti, gli uccelli e le mosche esattamente come i nostri figli. Che differenza c’è tra loro e questi animali innocenti?

Poi questo umano ha detto: “Dovremmo essere compassionevoli verso tutte le creature, perfino con le formiche.”

Una volta Prabhupada disse (ho scoperto dopo che è il nome del loro insegnante) che dovremmo dar da mangiare alle formiche. Non dovremmo uccidere nessuna creatura. Prabhupada un’altra volta aveva detto di portare di fuori un piccolo insetto che sembrava affamato e di metterlo su una foglia. Tutti gli esseri viventi sono nostri fratelli e perfino se non sono così intelligenti, noi non abbiamo il diritto di far loro del male. Dobbiamo proteggerli. Come noi, loro hanno lo stesso diritto di vivere, di mangiare il cibo che gli è stato dato da Dio.

Krishna (questo è il nome con il quale chiamano Dio) è arrivato 500 anni fa nel suo aspetto più misericordioso che si chiama Gauranga. E’ incredibile ciò che dicono di questo Gauranga. Lui è andato nella giungla e ha liberato tutti gli animali. Li ha nutriti con le Sue stesse mani. Non mi ricordo tutti i dettagli del racconto, ma sono diventato estatico, ho cominciato a danzare e credo che loro lo abbiano notato. Mi sono proprio spaventato, ma poi non mi hanno schiacciato, ma con delicatezza mi hanno portato di fuori e mi hanno messo vicino a un mucchietto di un cibo dal gusto incredibile. Mi sono completamente intossicato. La mia vita è cambiata completamente….

Lumaca: Bruco, è incredibile. Vai avanti, chi sono questi umani?

Bruco: Non mangiano carne, pesce, uova, bruchi e lumache. Così tante cose ho imparato. So che gli umani si sono fatti un brutto nome per le loro malefatte e il loro egoismo, ma questi umani sembrano diversi… dicevano che perfino gli animali possono essere liberati. Loro credono veramente che anche noi siamo anime. Mi sono sentito così al sicuro e felice. E poi ho sentito che Prabhupada ha detto:

Perfino un cane può partecipare al canto dei Santi Nomi…

Harerama

Siamo nel 1978, nei primi giorni della comunità di New Govardhana in Australia. Sabhavati Prabhu si prende cura di una dinamica comunità rurale e viaggia con altri devoti in autobus per diffondere la coscienza di Krishna in uno dei luoghi più belli del mondo dove vivono molti hippies.

Sabo e il suo gruppo vanno a visitare una tipica comunità hippie a Nimbin. Dopo un bellissimo kirtan e il prasadam, un hippie si avvicina a Sabo e gli chiede se può prendere il suo cane, perché in quella comunità i cani non possono stare. “Un cane!? Stai scherzando?” Ma Krishna ha un’altra idea. Il ragazzo insiste e così anche il cane. “Va bene, se il cane entra nell’autobus può venire con noi”.

Il cane entra, ed ecco fatto, alla comunità il bhakta dalla forma canina si sente proprio a casa sua. I devoti lo chiamano Harerama. E’ un cane di razza Kelpie. Sta con i brahmacari, ha un modo umile di comportarsi e dorme vicino alle loro scarpe. Quando vanno al tempio per il programma del mattino, Harerama li accompagna sempre e durante il programma si siede davanti alla porta del tempio. Quando suona la conchiglia anche Harerama in unisono fa il suo verso. Abbaia raramente. I devoti gli hanno dipinto il tilak sulla fronte e gli piace portare le ghirlande delle Divinita’, una cosa insolita per un cane che non vive a Vrindavana. Spesso le ghirlande gli si attorcigliano sul collo e non riesce più a toglierle.

Durante il giorno sta quasi sempre vicino al tempio eccetto quando aiuta Ramabhadra a curare le mucche. Non lascia mai la comunità e gli piace rincorrere le auto fino sopra la collina. Ogni volta che i devoti vanno a nuotare nel fiume gli piace tantissimo andare con loro. E’ molto umile e di solito in auto si siede di dietro. E’ gentile, specialmente con i bambini che gli vogliono tutti bene. A volte Harerama segue il consiglio che Narada Muni dette al suo discepolo serpente e si arrabbia un po’ quando i bambini si approfittano troppo di lui, ma poi niente di più.

Incredibilmente, spesso si avvicina alle persone con un filo di paglia in bocca, si inchina e si mette a pancia in giù. In particolare offre i suoi omaggi ai sannyasi ed è sempre amichevole anche con gli ospiti. Quando B. Maharaja viene alla comunità, Harerama è lì. Maharaj lo chiama: “Vieni qua Harerama!” e Harerama gli si avvicina e si siede ai suoi piedi. Ogni volta che alla fattoria c’è una processione, Harerama non manca mai. Gli piacciono i festival e specialmente il prasadam. Il suo piatto preferito è l’halava. E non riesce a smettere di mangiarla. Anche i gulabjamun gli piacciono molto, i devoti li lanciano in aria e Harerama li prende al volo. Poi gira per la comunità e prende tutti i resti di prasadam. Non lo si vede mai fare i suoi bisogni in pubblico.

Un giorno, durante le celebrazioni di Govardhana puja, all’improvviso Harerama corre dentro il tempio, gira attorno alla collina Govardhana e poi esce! Incredibile!

Un giorno Harerama viene messo alla prova da maya. Sfortunatamente non è fisso come Haridas Thakur e non ha consultato un maestro spirituale per avere dei consigli. Così un giorno appare una bella cagnolina. La tentazione è troppo, troppo grande. Harerama cade nella trappola e se ne va via. E’ “bluppato”. Come spesso succede, la gentile damigella in breve tempo lo porta lontano da casa e lo abbandona. E’ pieno di vergogna e per lui riuscire a tornare non è facile. Abbandonato, vaga per le strade finché viene raccolto dalle guardie municipali e portato in un canile.

Passano le settimane e i devoti hanno praticamente smesso di cercarlo e lo considerano perso, in maya. Ma un giorno Mahamantra Prabhu si trova in una cittadina vicina quando dal cuore gli viene un’ispirazione: “Prova a vedere nel canile.” Entra nel canile e con sua grande sorpresa nell’angolo di una gabbia, completamente depresso, vede Harerama. Non appena Harerama vede Mahamantra, si mette letteralmente a saltare dalla gioia. Mahamantra firma i documenti necessari per farlo uscire e Harerama torna a casa e non cade mai più. Dovremmo mostrare la stessa compassione per tutti i devoti e fare tutto il possibile per aiutare chi si è allontanato a tornare sul giusto sentiero e aiutare chi è sul sentiero a diventare più forte.

Siamo all’incirca nel 1988 e Harerama lascia il corpo per aver mangiato troppo della sua amata halava. Che bel modo di andarsene. I devoti poi portano il suo corpo attorno al tempio per tre volte e di fronte alle Divinità, poi fanno una cerimonia del fuoco e cremano il corpo di Harerama. Infine, preparano una bella festa con tanta halava e gulabjamun. Le ceneri di Harerama vengono poste a New Govardhana e su quel luogo è stata piantata una pianta di rose. HARERAMA KI JAYA!

(continua)