Un tema importante e problematico da comprendere è il distacco (che certamente non si potrà esaurire con le parole che leggerete, che però potrebbero darci qualche spunto su questo tema così importante), un termine che nelle comunità spirituali si usa spesso. A volte il risultato della interpretazione errata del distacco è che non ci debba essere amore ma distacco persino dai sentimenti umani.

Ma il punto cruciale è non fare confusione tra distacco e freddezza. Se il “distacco” produce freddezza e insensibilità, o addirittura disprezzo, non è spirituale; è tossico.

Ma distacco da che cosa? Nella Bhakti il vero distacco (vairagya) non vuol dire assolutamente assenza di sentimenti e indifferenza; vuol dire invece essere liberi dalla dipendenza dai risultati, dagli attaccamenti egoistici, dalle illusioni e dalle conseguenti delusioni. In altre parole distacco vuol dire essere distaccati dall’egoismo, per poter aiutare gli altri.

Vero distacco vuol dire essere liberi dall’egoismo, il distacco così diventa compassione attiva, ovvero chi è distaccato non ha motivazioni personali, o una “agenda personale”, non manipola le persone, vuole bene agli altri, agisce per il bene degli altri, ma senza cercare un tornaconto personale. Quindi il distacco non è mai freddezza e indifferenza verso le sofferenze umane perché è proprio quando siamo distaccati dall’egoismo che possiamo amare veramente.

In altre parole distacco vuol dire essere liberi dagli anartha (difetti), cioé dalla lussuria, dalla collera, dall’avidità, dall’invidia e dalla gelosia ed essere onesti, quindi distaccati dalla falsità e dall’inganno.

Bhakti Caru Swami scrive nel suo libro Etichetta Vaisnava:  

La società vaisnava è strutturata in modo molto meticoloso, chi è più giovane rispetta sempre chi è più anziano, e i giovani ricevono affetto e benedizioni dai devoti più anziani.

La scusa, la distorsione del “distacco” è che potrebbe essere usato come scudo morale per giustificare il proprio comportamento usando le scritture: sbaglio, mi comporto male, faccio del male, ma poi sono “distaccato” e sereno, ignoro il dolore che sto causando e non mi sento in colpa, e se dovessi avere dei sentimenti, li scaccio via perché è “sentimentalismo”.

Ma nella tradizione della Bhakti, la base di ogni distacco è l’amore (prema). Ci si distacca dalle cose materiali e dall’ego per potersi attaccare completamente a un amore più grande e spirituale, che si manifesta con compassione, amicizia, benevolenza e servizio verso tutte le creature.

Krishna dice nella Bhagavad Gita (cap. 12, versi 13.14.15)

Colui che non è invidioso di nessuno ma si comporta con tutti come un amico benevolo, che non si considera proprietario di niente ed è libero dal falso ego, è equanime nella gioia e nel dolore, tollerante, sempre soddisfatto, padrone di sé e determinato a compiere il servizio devozionale, con mente e intelligenza fisse in Me; questo devoto Mi è molto caro.

Colui che non è mai causa di difficoltà per gli altri e dagli altri non è mai turbato, che è equanime nella gioia e nel dolore, nella paura e nell’ansia, Mi è molto caro.

Il nostro desiderio di amore, compassione e coerenza (il distacco dagli anartha) non è un segno di “attaccamento,” ma la prova che la nostra bussola spirituale funziona bene.

Ma poi c’è il “distacco dagli affetti familiari”, una frase che se non compresa correttamente è tra le più pericolose e dannose negli ambienti spirituali e produce esattamente freddezza, insensibilità e chiusura del cuore. Il distacco dagli affetti familiari (bandhu-priti) è inteso in un senso molto specifico, che viene sistematicamente travisato quando un ambiente spirituale è tossico.

Distacco tossico: si sopprime l’amore e la cura naturale, trattando i propri cari con freddezza.

Distacco sano (che si raggiunge a livelli elevati e non si può imitare): Portare l’amore e la compassione dal livello limitato ed egoistico soltanto verso la propria famiglia al livello universale che comprende tutte le anime.

Distacco tossico: usare la spiritualità come scusa per evitare le responsabilità (es. non prendersi cura dei figli o dei genitori anziani).

Distacco sano: Vedere che i membri della nostra famiglia ci sono stati dati da Krishna perché noi ci prendiamo cura di loro, per aiutarli nel loro progresso spirituale.

La vera spiritualità non ci rende dei robots senza sentimenti; ci rende più umani, più compassionevoli e più capaci di amare in modo disinteressato. Per arrivare alla trascendenza dobbiamo aver sviluppato al massimo le qualità umane.

Sajjana Ashraya das