L’orgoglio (dambhaḥ), l’arroganza (darpaḥ), l’ego (abhimanaḥ), la collera (krodaḥ) e l’ignoranza (aghyanam) sono nemici che fanno soffrire. Krishna ne aggiunge poi un altro: la durezza (parushyam).
La durezza è qualcosa di inquietantemente pervasivo nel mondo di oggi; è tra le più difficili da individuare in noi stessi, ed è anche la più dolorosa da sopportare quando viene da altri. La ritroviamo in ogni sfera della vita: dal cancellare delle relazioni, dalla rabbia tipica dei guidatori, nelle faide familiari e nelle rappresaglie militari. La durezza si esprime con delle azioni impulsive, ciniche, sproporzionate e distruttive e con un comportamento senza saggezza e senza cuore. Rispondere alla durezza con equilibrio è gentilezza in azione: è un’azione silenziosa, ponderata e radicalmente potente. Questa settimana mentre facevo delle ricerche per un mio saggio, mi sono imbattuto in due storie nelle quali a una crudeltà distruttiva è stata contrapposta una compassione incomparabile. Questi racconti sono sia sconvolgenti che strazianti, quasi incomprensibili, almeno dal mio attuale punto di evoluzione spirituale. Vi ho riflettuto con calma, e mi sono chiesto cosa potessero significare nella mia vita.
Il primo episodio. Nell’ottobre del 2006, un uomo armato ha fatto irruzione in un tranquillo e isolato villaggio Amish e ha ucciso senza pietà dieci bambine di età compresa tra i 6 e i 13 anni. Poi si è suicidato. Sua figlia era morta alla nascita e il suo dolore si è trasformato in un desiderio di vendetta nei confronti di Dio che ha attuato in quel modo. La strage è diventata una notizia di rilievo nazionale negli USA, così come è stata la reazione della comunità. Quello stesso pomeriggio, il nonno di una delle vittime è andato a casa della famiglia dell’assassino e ha pregato con loro, e gli ha dato conforto nel dolore che provavano. Gli Amish hanno poi invitato la famiglia ai funerali delle bambine e hanno partecipato anche al funerale dell’assassino. Ironicamente, gli Amish presenti al suo funerale erano più numerosi dei membri della sua stessa famiglia. Anche se l’uomo armato non era riuscito a perdonare Dio nove anni dopo la morte della figlia, la comunità lo aveva perdonato in un solo giorno.
Secondo episodio. Durante l’Olocausto, milioni di persone sono state assassinate nei campi di concentramento. Uno tra questi è stato il famigerato campo di Ravensbrück, dove sono stati trucidate con le camere a gas 92.000 donne e bambini. Un giorno, durante le operazioni di sgombero, è stata trovata una preghiera scritta su un pezzo di carta da imballaggio accanto al cadavere di un bambino. Probabilmente era stata scritta nei suoi ultimi istanti di vita. Diceva:
“O Signore, ricordati non solo degli uomini e delle donne di buona volontà, ma anche di quelli di cattiva volontà. Ma non ricordare tutte le sofferenze che ci hanno inflitto; ricorda i frutti che abbiamo avuto grazie a queste sofferenze: la nostra solidarietà, la nostra lealtà, la nostra umiltà, il nostro coraggio, la nostra generosità, la grandezza d’animo che è nata da tutto questo; e quando giungeranno al giudizio, che tutti i frutti che abbiamo avuto da loro, che siano il loro perdono. Amen.”
Faccio ancora fatica a elaborare tutto questo. Queste storie rivelano la trama ininterrotta di brutalità e di bellezza che definisce il nostro mondo. Come possono degli individui essere capaci di un odio e di una crudeltà così tremendi, e come possono altri rispondere con un perdono e una compassione così totale? Come possiamo comprendere tutto questo? Le ingiustizie esigono attenzione e lo sfruttamento non può restare impunito; dobbiamo fare qualcosa e porre rimedio ai torti. Eppure questi racconti ci spingono a chiederci: cosa fa la spiritualità per elevare la nostra attitudine?
Queste storie mettono in luce una stabilità emotiva interiore che ognuno di noi deve trovare, anche quando subisce della crudeltà? Come può apparire la crudeltà nella vita anche di individui benintenzionati e in cerca di giustizia? Qualcosa di più vicino a noi: quando si scatena la mia crudeltà, e come può rovinare la bellezza che mi circonda? Oggi ho più domande che risposte. Questo argomento non è intellettuale. La filosofia ha i suoi limiti. È tutto profondamente personale, è una dura realtà con la quale tutti dobbiamo confrontarci.
Kesava Swami Maharaja



