27 giugno 2025, dalla lezione di Rukmini dasi nel giorno in cui si ricorda la scomparsa di Bhakti Tirtha Swami

Che tutto l’universo possa conoscere la fortuna e tutte le persone invidiose possano essere placate! Che tutti gli esseri viventi trovino la pace praticando il bhakti-yoga, perché adottando il servizio di devozione penseranno al loro bene reciproco! Impegniamoci dunque tutti nel servizio della trascendenza suprema, Sri Krishna, e che i nostri pensieri rimangano costantemente assorti nella Sua Persona.

 (SB 5.18.9)

Spiegazione di Srila Prabhupada

Il verso seguente descrive il vaisnava:

vancha-kalpa-tarubhyas ca

krpa-sindhubhya eva ca

patitanam pavanebhyo

vaisnavebhyo namo namah

 

Simile a un albero dei desideri, il vaisnava può appagare i desideri di chiunque trovi rifugio ai suoi piedi di loto. A questo proposito Prahlada Maharaja costituisce un esempio tipico di vaisnava. Egli non pregava per sé stesso, ma per tutti gli esseri viventi —i buoni, gli invidiosi e i malvagi. Egli pensava sempre al bene di esseri malvagi come suo padre, Hiranyakasipu. Prahlada Maharaja non chiese niente per sé; pregò piuttosto il Signore di accordare il Suo perdono al padre demoniaco. Questo è l’atteggiamento degno di un vaisnava, che medita continuamente sul benessere di tutto l’universo.

Lo Srimad-Bhagavatam e il bhagavata-dharma sono destinati alle persone pienamente libere dall’invidia (parama-nirmatsaranam). Perciò Prahlada Maharaja prega qui che tutti gli invidiosi siano rappacificati (khalah prasidatam).

L’universo materiale è pieno di persone invidiose, ma colui che giunge a liberarsi dall’invidia diventa magnanimo nei suoi rapporti sociali e può allora pensare al bene altrui. Chiunque adotti la coscienza di Krishna e s’immerga completamente nel servizio del Signore allontana ogni invidia dalla sua mente (manas ca bhadram bhajatad adhoksaje). Noi dobbiamo dunque pregare Sri Nrsimhadeva di risiedere nel nostro cuore: bahir nrsimho hrdaye nrsimhah.

Possa Sri Nrsimhadeva dimorare nel più profondo del mio cuore e distruggere tutte le mie cattive tendenze. Che la mia mente si purifichi in modo che io possa adorare serenamente il Signore e portare la pace al mondo intero.

Srila Visvanatha Cakravarti Thakura ci ha lasciato a questo proposito un meraviglioso commento. Egli spiega che ogni volta che rivolgiamo una preghiera a Dio, la Persona Suprema, Gli domandiamo qualche benedizione. Anche i puri devoti (niskama) implorano da Lui alcune benedizioni, come Sri Caitanya Mahaprabhu ci ha insegnato nel Suo Siksastaka:

ayi nanda-tanuja kinkaram

patitam mam visame bhavambudhau

krpaya tava pada-pankaja

sthita-dhuli-sadrsam vicintaya

[Cc. Antya 20.32, Siksastaka 5]

 

lo sono il Tuo servitore eterno, o Krishna, figlio di Nanda Maharaja, eppure per qualche ragione sono caduto nell’oceano dell’esistenza materiale. Ti prego dunque, sottraimi a queste onde di nascite e morti, e trasformami in un granello di polvere sotto i Tuoi piedi di loto.

In un’altra preghiera Sri Caitanya dichiara:

mama janmani janmanisvare bhavatad bhaktir ahaituki tvayi: [Cc. Antya 20.29, Siksastaka 4]

O Signore, concedimi di immergermi senza fine, vita dopo vita, nel servizio di amore puro e assoluto ai Tuoi piedi di loto.

Quando Prahlada Maharaja pronuncia la preghiera om namo bhagavate narasimhaya implora una benedizione del Signore, ma poiché è un vaisnava molto elevato non desidera niente per la propria soddisfazione personale. Il primo desiderio formulato nella sua preghiera mira infatti alla felicità dell’universo intero (svasty astu visvasya). Prahlada Maharaja chiede cosi al Signore di mostrarsi misericordioso verso tutti, compreso suo padre, un essere tra i più invidiosi. Secondo Canakya Pandit esistono due tipi di esseri invidiosi: il serpente e l’uomo simile a Hiranyakasipu, per natura invidioso di tutti, anche del padre o del figlio. Hiranyakasipu era invidioso del suo piccolo figlio Prahlada, ma questi implorò dal Signore una benedizione in favore del padre. Hiranyakasipu provava una violenta invidia verso i devoti, ma Prahlada desiderava che lui e gli altri esseri demoniaci della sua specie abbandonassero la loro natura invidiosa per la grazia del Signore e smettessero di tormentare i devoti (khalah prasidata). Il problema è che gli esseri invidiosi (khala) possono difficilmente possono essere addolciti. Uno dei due tipi di khala, cioè il serpente, può essere calmato col semplice canto di alcuni mantra o con l’azione di una particolare erba (mantrausadhi-vasah sarpah khalakena nivaryate). Invece l’uomo invidioso non può essere calmato in alcun modo. Prahlada Maharaja prega dunque che il cuore di tutti gli invidiosi subisca un cambiamento profondo in modo che essi possano pensare al bene altrui.

Se il Movimento per la Coscienza di Krishna si diffonde in tutto il mondo, e se per la grazia di Krishna tutti gli uomini l’accettano, la mentalità degli invidiosi cambierà: ognuno sarà in grado di pensare al bene altrui. Perciò Prahlada Maharaja prega; sivam mitho dhiya. Nell’ambito dell’attività materiale, tutti nutrono invidia; ma nella coscienza di Krishna nessuno invidia un’altra persona; ognuno pensa invece al bene altrui. Prahlada Maharaja prega dunque affinché la mente di tutti si volga verso il bene fissandosi ai piedi di loto di Krishna  (bhajatad adhoksaje). Lo Srimad-Bhagavatam insegna in un altro passo (sa vai manali Krishna-padaravindayoh) e il Signore in persona raccomanda nella Bhagavad-gita (man-mana bhava mad-bhaktah) di meditare continuamente sui piedi di loto di Sri Krishna; possiamo allora avere la certezza che la nostra mente sarà purificata (ceto-darpana-marjanam). I materialisti pensano sempre alla gratificazione dei sensi, ma Prahlada Maharaja prega affinché la misericordia del Signore trasformi la loro mente ed essi cessino cosi di meditare sulla loro soddisfazione personale. Se essi meditano su Krishna in modo ininterrotto tutto andrà per il meglio. Alcuni sostengono che se tutti pensassero a Krishna l’universo intero si svuoterebbe perché tutti gli esseri tornerebbero a Dio, nella dimora originale. Ma Srila Visvanatha Cakravarti Thakura dichiara che questa è una cosa impossibile, perché il numero degli esseri è infinito. Anche se tutta la popolazione dell’universo fosse effettivamente liberata dal Movimento per la Coscienza di Krishna, altri esseri viventi verrebbero a popolarlo di nuovo.

 

Lezione di Rukmini dasi:

In questa preghiera Prahlad Maharaja sta parlando di una persona come lui, che non è invidiosa, e Bhakti Tirtha Swami era una di queste persone. Il titolo che ho voluto dare a questa lezione di Srimad Bhagavatam è ‘Che tu non abbia dovuto morire invano’. Bhakti Tirtha Swami era una persona che aveva una compassione senza confini, aveva pazienza, non temeva di dire la verità ai potenti, con gentilezza e determinazione e insistenza, ed era molto forte; come per esempio a Mayapur quando aveva difeso le sue consorelle alle quali era stato vietato di dare le lezioni di Srimad Bhagavatam. Lui aveva un’altro livello di realizzazione, le sue parole venivano da un livello molto elevato, fuori dal comune, molto al di sopra della norma. Nel 2004, nel giorno di Vyasa Puja di Srila Prabhupada, Bhakti Tirtha Swami aveva scritto questa lettera: “Con il sentimento di Vasudeva Datta io ti chiedo che tu possa fare in modo che la loro sofferenza venga su di me, ed essi possano essere liberi dall’angoscia e che possano servirti con gioia e tornare da Krishna con pochi ostacoli. Dopo tutto, io e molti altri abbiamo posticipato la nostra completa resa, così in questo modo tu mi costringerai ad arrendermi completamente e ad aiutare gli altri. Solo se mi costringerai ad essere un puro figlio io potrò dare un valore significativo alla tua missione. Preparami per diventare un tuo schiavo divino, completamente catturato dal tuo amore e dall’amore per Krishna.”

Quando era ancora con noi io una volta gli ho chiesto direttamente: “Ti prego, ritira questa preghiera. Noi abbiamo bisogno di te qui, in questo mondo di sofferenza e in questa spesso sofferente ISKCON.” Ma lui mi disse “No! La mia preghiera sta già agendo e questo aiuterà i devoti a prendere le cose più seriamente.” Ma allora, perché ho voluto chiamare questa lezione “Che tu non abbia dovuto morire invano?”

Sappiamo che Bhakti Tirtha Swami ha dato la sua vita e la sua devozione per fare in modo che il movimento che ha fondato Srila Prabhupada continuasse con lo stesso vero spirito voluto da lui. Penso che oggi dovremmo pregare perché il nobile sentimento di Bhakti Tirtha Swami e di Srila Prabhupada e il loro sacrificio non siano stati vani, che essi non siano morti invano. Bhakti Tirtha Swami ha scritto: “Non abbiamo voluto far parte di una potente istituzione, ma vogliamo vivere la teologia in modo tale che sia la nostra vita a predicare il nostro messaggio e che le persone rimangano stupefatte dalla nostra cultura della devozione. Se noi siamo genuini, le famiglie sono forti, e i loro bisogni fisici e psicologici sono soddisfatti, questa cultura devozionale certamente stupirà le persone. Ancora più importante è che le persone vedono che la cura spirituale che diamo nel nostro ambiente circostante è un’assistenza concreta. Dobbiamo prima influenzare le nostre comunità per poi riuscire a influenzare la società. Se non riusciamo prima ad aiutare noi stessi, come potremmo compiere la missione dei grandi Acarya che ci hanno chiesto di assisterli per attuare un cambiamento globale nella società?

Bhakti Tirtha Swami era una persona che aveva molto a cuore il creare delle comunità e spesso ci sfidava a prenderci cura di chi è emarginato, discriminato e non ha voce e a fare il possibile per creare delle comunità piene di amore.

Aveva predicato in Russia durante il comunismo; provate a pensarci, un uomo americano di colore che cercava di vivere in incognito, dormiva nei capolinea della metropolitana perché non aveva altro posto per dormire, e recitava il japa nei bagni pubblici. Questo mi ha fatto ricordare Alexander Solzenitcyn che era stato incarcerato nei Gulag sovietici di Stalin e che scriveva:

“Non importa quello che noi ci aspettiamo dalla vita, ma ci viene chiesto cosa la vita si aspetta da noi, a ogni giorno e a ogni ora le nostre risposte non devono essere delle parole, o delle riflessioni, ma delle giuste azioni e una giusta condotta. La vita ci insegna a trovare le giuste risposte ai suoi problemi e ai traguardi che chiede costantemente di raggiungere a ognuno di noi. La vita non è mai resa insopportabile dalle circostanze, ma solo dalla mancanza di senso.”  

Bhakti Tirtha Swami era molto personale e per quanto riguarda le relazioni ha scritto:

“Desideriamo avere delle relazioni perché in ultima analisi vogliamo una comunità amorevole, vogliamo vivere una vita piena, perché la vita stessa è una storia d’amore. Questo significa che se non ci troviamo in un ambiente pieno di amore, diventa un vero problema per la qualità della nostra vita. Quando non siamo felici significa che abbiamo dimenticato la nostra identità e il nostro traguardo, e insoddisfazione vuol dire che stiamo perdendo delle opportunità per condividere amore, dare amore e ricevere amore. Ci è stato insegnato da Sri Caitanya Mahaprabhu e dai suoi compagni che il sentimento di separazione è il più grande amore ed è l’impeto che un giorno ci farà provare l’unione…

Per concludere oggi vorrei chiedere a ognuno di voi di riflettere, mettendoci il cuore, con il modo che riteniamo più opportuno: come posso fare in modo che questa grande personalità, Bhakti Tirtha Swami non si sia sacrificato invano, che ci abbia dato così tanto e abbia offerto la sua coraggiosa preghiera a Srila Prabhupada di non dover morire inutilmente. E che tutto quello che Bhakti Tirtha Swami e Srila Prabhupada hanno fatto, i loro sacrifici, non scompaiano.